I Numeri UNO 2026

89 I numeri UNO - 2026 Successivamente viaggiai in numerosi paesi europei, nel Nord Africa e nei paesi del blocco orientale. In Romania, durante il regime di Ceaușescu, ebbi un contatto diretto con una società segnata dalla povertà e dalla repressione. Le immagini di negozi governativi con scaffali vuoti, di una popolazione priva di beni essenziali a cui facevano da contraltare atlete privilegiate, anche perché autorizzate di tanto in tanto a uscire dal paese, rimasero profondamente impresse nella mia memoria. Ricordo un episodio particolare: quando arrivammo a Bucarest, davanti al nostro albergo, fra un mare di auto, piccole, anonime, bruttine, grigine, svettava una 127 bianca. Scoprimmo poi che era l’auto della famosa ginnasta Nadia Comaneci. Attraversammo anche Paesi allora difficilmente accessibili, come l’Albania, sperimentando in prima persona le barriere politiche e culturali dell’Europa divisa. Queste esperienze contribuirono in modo decisivo alla formazione della mia coscienza critica e alla nascita di un interesse profondo per le dinamiche economiche e istituzionali internazionali. All’età di ventuno anni subii un grave infortunio durante una partita: la rottura di tre legamenti del ginocchio destro. Dopo l’intervento chirurgico e la riabilitazione, fu chiaro che non avrei più potuto competere ai livelli precedenti. Quella fase segnò una frattura netta nella mia vita. A ventiquattro anni mi trovai costretta a interrompere un’attività che aveva definito la mia identità per oltre un decennio. Fu un momento difficile, ma anche un passaggio necessario verso una nuova direzione. L’infortunio e la fine della carriera sportiva Il mio percorso scolastico si è sviluppato interamente nella scuola pubblica. Dopo le scuole medie, su indicazione dei miei genitori, mi sono iscritta all’istituto di ragioneria. La scelta era motivata da considerazioni pratiche: un diploma tecnico veniva ritenuto uno strumento utile e concreto per il futuro, soprattutto in un’ottica tradizionale di stabilità familiare. Per me, tuttavia, quegli anni furono vissuti con una certa sofferenza. Le materie non suscitavano interesse e il percorso risultava facile ma poco stimolante. Adoravo la matematica, ma la ragioneria non dava opportunita di approfondirne lo studio. Un’eccezione importante fu rappresentata da un corso di programmazione informatica, in un’epoca pionieristica per il settore, caratterizzata da grandi sistemi IBM e linguaggi come l’Assembler e il COBOL. Quell’esperienza mi avvicinò al pensiero astratto e strutturato, offrendo una prima intuizione delle mie inclinazioni analitiche. La formazione scolastica e la scelta della ragioneria

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