78 I numeri UNO - 2026 Il tema della longevità, del prolungamento della vita in salute, è forse un privilegio riservato solo ai ricchi e agli abbienti? Noi “comuni mortali” siamo destinati a restarne esclusi? È una domanda che mi viene posta spesso, ed è proprio per questo che cerco di affrontarla senza semplificazioni né slogan, perché troppo spesso il racconto mediatico si ferma a una sola domanda, quasi caricaturale — “voi siete quelli dove vanno i ricchi”. Ho sempre pensato che un’azienda debba essere molto chiara su ciò che è e su ciò che non è. Noi operiamo in una nicchia estremamente ristretta, con pochissimi clienti seguiti da uno staff enorme. In questa nicchia vogliamo restare. Questo spiega i costi, non una volontà di esclusione. Nel corso della mia carriera ho visto aziende di massa tentare di diventare prestigiose e fallire, e altre fare il percorso inverso con esiti altrettanto negativi. Sono mondi diversi. Noi abbiamo scelto consapevolmente di restare una “Formula Uno” della longevità: sperimentiamo, innoviamo, testiamo al massimo livello. Ma come in Formula Uno, ciò che viene sperimentato lì trova poi, molto rapidamente, applicazione sulle utilitarie. Quando ho introdotto per primo i test genetici ed epigenetici per tutti i miei clienti, erano tecnologie costosissime: un solo test epigenetico superava i 2.000 franchi. Oggi quegli stessi test, ovviamente non in centri esclusivi, ma comunque affidabili, si possono fare con poche centinaia di franchi. È il destino di ogni innovazione: all’inizio è per pochi, poi diventa “cheap”, accessibile. Succede già negli Stati Uniti, dove una diagnostica completa costa 200–300 dollari. Ed è per questo che, da tempo, rifletto anche sull’idea di creare un secondo brand, capace di rivolgersi ad un mercato diverso, meno esclusivo. La longevità: un lusso solo per i ricchi?
RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ1NjI=