71 I numeri UNO - 2026 Da studente avevo letto i libri di un consulente che si chiamava Franco D’Egidio. Scriveva molto di trasformazione aziendale, di organizzazione, di innovazione. Dall’esterno sembrava guidare una grandissima società di consulenza, ma in realtà era una realtà piccolissima. Decido di lasciare Andersen e andare a lavorare per lui, nella sua società, la Summit Consulting. D’Egidio era una sorta di guru, una persona estremamente creativa, con idee molto innovative per l’epoca: un vero visionario. Diceva cose come: se un prodotto funziona, bisogna distruggerlo per crearne uno nuovo; se il tuo vantaggio competitivo ti cade sui piedi e ti fa male, hai sbagliato business. Parlava di immateriale quando quasi nessuno lo faceva. Quegli anni furono un’autentica scuola di vita. Affrontare progetti complessi, confrontarsi con manager esigenti: tutto mi formava, giorno dopo giorno. Lì imparai a guardare oltre i numeri, a cercare innovazione anche nelle piccole cose, a pensare sempre fuori dagli schemi. Un’altra idea di consulenza Presto capisco che la grande corporation non faceva per me. Sentivo il desiderio di un approccio più umano, più creativo, più vicino alle persone
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