I Numeri UNO 2026

70 I numeri UNO - 2026 Mi iscrivo a economia aziendale all’Università di Modena, negli anni a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Io sono del 1973, quindi parliamo di un periodo in cui l’economia aziendale stava emergendo come disciplina strutturata. L’università di Modena era – come lo è ancora oggi – associata a quella di Milano, e molti professori insegnavano in entrambe le università. È lì che nasce in modo molto chiaro un sogno: fare il consulente. Non mi so spiegare il perché, ma l’idea di entrare in aziende diverse, aiutare le imprese, imparare da realtà sempre nuove mi affascinava enormemente. Studiavo con passione organizzazione, economia aziendale, tutto ciò che poteva prepararmi a quel ruolo. Alla fine del percorso universitario, una professoressa molto importante per me, Anna Grandori, mi chiese se volessi restare in università. Era una possibilità concreta, ma io sentivo che dovevo fare un’altra scelta: volevo entrare nel mondo imprenditoriale. L’università e il sogno della consulenza Mi laureo e nel giro di una settimana mi trovo a Milano a fare uno stage alla JP Morgan, nel circuito delle banche. La scelta di JP Morgan non era casuale: era un luogo prestigioso, e immaginavo – giustamente – che mi avrebbe facilitato ad avvicinarmi al mondo della consulenza. Infatti, poco dopo entro in Andersen Consulting, quando ancora esisteva come vera società di consulenza, molto diversa da quella che sarebbe diventata in seguito. Attivo nell’area dell’organizzazione, che allora si chiamava Change Management. In Andersen imparo moltissimo. È una scuola durissima, estremamente strutturata, molto professionale. Resto lì quasi quattro anni. Ma abbastanza presto capisco che la grande corporation non fa per me. Mi sento soffocato da un ambiente troppo grande, troppo impersonale. Sentivo il desiderio di un approccio più umano, più creativo, più vicino alle persone. Milano, JP Morgan e la porta d’ingresso

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