7 I numeri UNO - 2026 Il curatore Siamo alla sesta edizione e, se c’è una certezza particolare - oltre a quella generale di avere dubbi - che ho acquisito, è che non riesco a non stupirmi della mia stessa sorpresa. Anche questa volta, infatti, curare il volume che raccoglie le sintesi degli incontri con i premiati dell’edizione 2026 de I numeri UNO, si è rivelata un’esperienza profondamente arricchente, nei fatti un privilegio: un’occasione preziosa per andare oltre gli incarichi, oltre le funzioni, oltre le etichette con cui magari frettolosamente cataloghiamo le personalità che, in un modo o nell’altro, hanno, esteso o circoscritto che sia, un impatto pubblico. Non ciò che fanno, ma ciò che sono. Non solo i ruoli che rivestono, ma i percorsi, le esitazioni, le scelte, l’ardire, l’ardore e persino le fragilità che li hanno fatti diventare quelli che sono ora. Averli incontrati, ottenendo il loro tempo, ascoltando, per poi raccontarle, le loro storie – tra un impegno e l’altro, talvolta tra un decollo e un atterraggio – è un modo per accendere una luce sulle persone, restituendo profondità a traiettorie che, viste dall’esterno, potrebbero sembrare lineari o predestinate. E invece, come emerge dalle loro parole, il successo non è sempre il frutto esclusivo della fortuna (del caso?) o della volontà, così come l’insuccesso non è necessariamente conseguenza di una colpa, di una mancanza. Possiamo forse non essere gli artefici assoluti del nostro destino, ma possiamo diventarne interlocutori consapevoli: capaci di trarre insegnamento tanto dalle conquiste quanto dalle difficoltà. Questi incontri rafforzano la convinzione che non (sempre?) diventiamo semplicemente ciò che vogliamo, ma soprattutto ciò che impariamo a essere. Spesso il senso delle nostre scelte si rivela solo a posteriori, nel racconto che ne facciamo. Ed è proprio nel raccontare – e nell’ascoltare – che le esperienze acquistano forma, coerenza, significato. Le storie raccolte in questo volume sono forti, ciascuna a modo suo memorabile, eppure radicate nella quotidianità. Storie, che ci piace definire di straordinaria quotidianità, che contribuiscono a colorare e arricchire l’italianità nel mondo. Storie di migrazioni - un fenomeno antico e insieme attualissimo - intese non come fuga o costrizione, ma come scelta; non come rinuncia, ma come apertura a nuove prospettive, di contaminazione, di “meticciato” culturale: un dialogo continuo tra identità che non si annullano, ma si arricchiscono reciprocamente. L’Italia, allora, non è solo entro i suoi confini geografici, ma vive anche nelle traiettorie di chi, altrove, continua a intrecciare radici e futuro. L’altrove, non vissuto o temuto come rischio, diventa così sfida e possibilità. Non sono necessariamente (unicamente?) storie che ci parlano di talenti straordinari o di scalate rapide o fortunate. Descrivono piuttosto una costruzione lenta e costante, di chi ha avuto il coraggio di reinventarsi
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