49 I numeri UNO - 2026 di viaggiare, di lavorare, di confrontarmi. Quella decisione mi ha insegnato una lezione che ancora oggi considero centrale nella leadership: la responsabilità nasce dalla libertà, ma la libertà richiede coraggio e disciplina. I miei genitori hanno avuto la saggezza di lasciarmi andare. Hanno accettato il rischio, il sacrificio emotivo, per permettermi di scegliere. Avevano una proiezione diversa del mio futuro, ma mi hanno trasmesso il peso di quel loro atto di fiducia. Questo gesto ha costruito in me un senso profondo di autonomia e di responsabilità. Durante gli anni della scuola alberghiera, anche per potermi mantenere, ho lavorato ininterrottamente: cameriere, lavapiatti. Studiavo management alberghiero, ma imparavo soprattutto a stare nel mondo del lavoro reale. Quegli anni mi hanno dato una comprensione concreta delle dinamiche organizzative, dei ruoli, delle gerarchie, delle fatiche quotidiane delle persone. Ancora oggi, nel mio lavoro nell’ambito delle risorse umane e dell’efficienza organizzativa, questa esperienza rappresenta un vantaggio competitivo: conosco il lavoro non solo come funzione strategica, ma come esperienza vissuta. Da bambino volevo fare il giudice o il pompiere. Non per tradizione familiare, ma per attrazione verso l’equilibrio, la responsabilità, il senso di giustizia. Crescendo in un contesto critico, sentivo il bisogno di ordine, di equità, di strutture che dessero senso al caos. Quel desiderio non mi ha mai abbandonato. Si è trasformato nel tempo in una visione della leadership come esercizio di equilibrio, di ascolto, di decisione responsabile, di mediazione (spegnere i fuochi, appunto). Non ho mai creduto a una leadership autoritaria. Credo invece in una leadership giusta, capace di tenere insieme persone, performance, merito, e valori. Il lavoro come strumento di emancipazione Conseguito il diploma alla scuola alberghiera, pensavo che non avrei voluto proseguire gli studi universitari, ma entrare nel mondo del lavoro. Un grave incidente d’auto, dal quale sono uscito miracolosamente illeso, ha segnato la mia vita come una frattura esistenziale. Ho improvvisamente compreso che non volevo accontentarmi. Avevo avuto una seconda chance. Seguendo anche i suggerimenti e le sollecitazioni dei miei insegnanti, che mi avevano sempre spinto a continuare gli studi, mi iscrivo all’Università di Bologna, alla facoltà di economia: una disciplina che mi permetteva di coniugare razionalità, numeri, per i quali mi sentivo molto portato, e visione sistemica. Già, ma con quali risorse? Studiare e lavorare era ormai una facile routine, ma la L’incidente e la scelta della complessità
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