42 I numeri UNO - 2026 Ho venduto Panatronic a Corporate Express, gigante americano quotato in borsa. Sono entrato nel loro board. Loro facevano acquisizioni a raffica: 100 in un anno in Europa. Crescita finanziaria, non industriale. Con la nuova gestione, nel giro di due anni dopo, Panatronic andò in crisi. In quanto quelli che l’avevano acquistata, per una semplice speculazione finanziaria, non se n’erano per nulla occupati e il management che gestiva l’azienda, ed era rimasto lo stesso di quando il proprietario ero io, voleva andarsene, oppure sperava che io la ricomprassi. Sono volato a Denver, dai nuovi proprietari, visto che ero nel loro board. Capii subito che loro non erano per nulla interessati a rilanciare l’azienda, in quanto per loro si trattava solo di investimenti finanziari. Visto il mio interesse, mi proposero di riprenderla, chiedendomi però più di quanto avevano pagato. Ho risposto che non se parlava e che anzi: “se me ne vado ora, il prossimo prezzo che sarò disposto a pagare sarà puramente simbolico.”. Il management si dimise in blocco. L’azienda crollò. Io l’ho ricomprata a un prezzo ridotto. Ma questa volta ho coinvolto i manager come azionisti. Nel 2010 l’ho venduta di nuovo a Swisscom. Due cicli completi. Creazione, vendita, riacquisto, rivendita. Nella mia vita, ho fatto oltre 150 operazioni di M&A. So leggere un bilancio come altri leggono un giornale. Vendere, perdere, riprendere Nel 2011, all’epoca possedevo parecchie compagnie, ho deciso che non averi più voluto essere un CEO operativo. Solo Executive Chairman delle mie compagnie e board member in quelle degli altri. Nello stesso periodo Oswald Grübel mi ha chiamato per aiutare UBS a sviluppare la transizione digitale. È nato così il Digital Advisory Board dell’UBS. Da quel momento il mio raggio d’azione è diventato globale. Gli incontri importanti e le opportunità si sono moltiplicate senza che io le cercassi. Io non ho mai curato intenzionalmente il networking. Le relazioni nascevano, non perché le cercassi, ma perché accadevano e non ho mai recitato un ruolo: io sono sempre stato autentico. Ricordo il mio primo incontro con l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder a Basilea. Partecipavo ad evento in suo onore, organizzato dalla Posta svizzera, di cui ero consulente. Non l’avevo mai visto prima di persona. Quando sono entrato nella sala, con mia sorpresa, si è alzato per salutarmi. Aveva studiato il mio CV. Era rimasto colpito dalla mia storia: un figlio di emigrati italiani, partito da zero. È nata così un’amicizia. Era un door opener incredibile. Con lui accanto, le porte si aprivano. Da operativo a stratega
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