I Numeri UNO 2026

34 I numeri UNO - 2026 Finito l’apprendistato, mi guardai in giro. Sapevo che avrei avuto difficoltà a trovare un posto di lavoro che mi andasse bene, perché di una cosa ero convinto: non c’è un capo che io possa accettare. E forse non c’era un capo che avrebbe potuto accettare me. Era l’epoca del Commodore 64. Lo comprai in kit. Lo montai. Imparai il linguaggio di programmazione BASIC da solo. Un amico mi coinvolse nella vendita di computer. Così entrai in contatto con una società di Zurigo che si chiamava Panatronic e importava componenti elettronici. Nel 1984, a vent’anni, mi proposero di gestire una divisione autonoma per l’importazione e la vendita di monitor monocromatici, che si stavano diffondendo sul mercato svizzero. Inizialmente mi avrebbero pagato a cottimo, in base al numero di monitor venduti: rischio minimo per loro, massimo per me. Accettai. Il primo giorno mi consegnarono 4 monitor e mi dissero “stasera quando torni se li hai venduti ti paghiamo”. Tornai a mezzogiorno con i soldi. I computer li avevo venduti. Nel giro di un anno arrivai a fare un fatturato a quasi 10 milioni. Erano altri tempi, altri prezzi, ma era comunque una cifra enorme. Per un ragazzo figlio di immigrati, era qualcosa di enorme. Non era solo denaro. Era una conferma. Avevo capito una cosa: io non ero fatto per lavorare per qualcuno. Io ero fatto per costruire. Il computer, il Commodore 64 e la conferma Dentro di me avevo tre motivazioni chiare che mi spingevano a diventare un imprenditore: 1. Non volevo un capo. 2. Volevo una vita migliore di quella in cui ero cresciuto. 3. Non volevo aspettare 65 anni per andare in pensione e godermi la vita. La prima cosa che mi posi come obiettivo fu di acquistare una casa: rappresentava stabilità. Successo. Rispetto. A 23 anni trovai una casa a schiera. Non avevo il capitale sufficiente, ma una banca regionale credette in me. Il direttore abbassò la valutazione per facilitare l’acquisto. Così la comprai. Per me non era solo un immobile. Era la prova che il figlio di immigrati, cresciuto in povertà, poteva cambiare la propria traiettoria di vita. In sostanza il proprio destino. Le tre promesse che mi sono fatto

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