I Numeri UNO 2026

30 I numeri UNO - 2026 Un NO è solamente l’inizio di una negoziazione Quando guardo fuori dalla finestra di casa mia e la nebbia copre tutto, mi viene sempre da sorridere. In una giornata limpida, posso indicare con il dito, laggiù in fondo, l’ospedale dove sono nato, il 14 maggio 1964, a Muri, in Argovia. È un pensiero che mi emoziona ogni volta. Ancora più sorprendente è prendere atto che la casa che ho costruito molti anni dopo – l’ultima che ho costruito – si trova esattamente sulla collina che domina quel luogo. Non me ne sono reso conto quando ho acquistato il terreno. L’ho scoperto solo dopo. Mi piace pensare che non sia una coincidenza. Piuttosto il simbolo che si può partire da una valigia e costruire un impero personale. È come se la vita avesse chiuso un cerchio senza che io me ne accorgessi. Sono figlio di immigrati italiani, lucani per la precisione, provenienti dalla provincia di Potenza e da quella di Matera. Fine anni ’50. La Svizzera rappresentava lavoro, stabilità, futuro. L’Italia del Sud rappresentava fatica, scarsità, poche opportunità. I miei genitori arrivarono con una valigia e con il coraggio di chi non ha alternative. Non erano giovanissimi senza responsabilità. Avevano già dei figli. Mio padre era piastrellista, ma in Svizzera fece prima il muratore, perché l’immigrato non sceglie: prende ciò che trova. Mia madre lavorava in una fabbrica di plastica. Lavoravano entrambi duramente, sperando in un futuro migliore. Prima di stabilirsi definitivamente in Argovia si fermarono a Sargans nel Canton San Gallo. Una delle mie sorelle è nata a Walenstadt nel 1962. Io arrivai due anni dopo. Sono il più piccolo. Ho un fratello e altre due sorelle molto più grandi, nati in Italia. Quando ero bambino, loro erano già quasi adulti. Io sono cresciuto in mezzo a due generazioni: quella dei sacrifici e quella della speranza. Sono figlio di emigrati lucani

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