160 I numeri UNO - 2026 Uno sguardo alla storia dell’emigrazione italiana in Vallese, in particolare nel Secondo Dopoguerra, evidenzia, fatto comune a tutto il resto della Svizzera, che la maggior parte degli immigrati italiani arrivarono con la convinzione di restare per pochi anni e poi tornare in patria. Negli anni ’50, ’60 e ’70, l’emigrazione italiana in Vallese, ma come detto, questo vale per tutta la Svizzera, era ancora fortemente caratterizzata da flussi stagionali: molti lavoratori venivano con l’obiettivo di guadagnare il più in fretta possibile denaro sufficiente per costruire una casa e gettare le basi per garantire un futuro ai propri figli in Italia. Con il tempo, però, le dinamiche cambiarono. Matrimoni con cittadini svizzeri, nascita e crescita dei figli, radicamento nelle scuole locali e costruzione di reti familiari complesse hanno reso il ritorno in Italia sempre più difficile e comunque dilazionato nel tempo. In molte famiglie, erano gli uomini a voler rientrare, mentre le donne preferivano restare, consolidando la stabilità della comunità italiana. Anche gli anziani, che con il pensionamento hanno tentato di rientrare in patria, confrontati con le difficoltà di assistenza sanitaria, con una burocrazia sconosciuta, e, soprattutto nel lontano Sud Italia, sentendosi, dopo anni di assenza, anche spaesati, hanno deciso di restare in Vallese. Oggi i discendenti di quegli emigrati costituiscono in Vallese una comunità stabile e ben radicata. Radicamento familiare e cambiamento dei flussi migratori Questo non significa che l’immigrazione dall’Italia sia un fenomeno concluso. Al contrario, nei decenni più recenti, nonostante una diminuzione rispetto ai flussi massicci del passato, l’immigrazione continua: circa 20.000 persone arrivano annualmente in Svizzera, con un flusso significativo che interessa anche il Vallese. Questi nuovi immigrati hanno caratteristiche diverse dai loro predecessori del dopoguerra: molti possiedono titoli di studio e competenze teoriche, ma spesso mancano di esperienze professionali pratiche. In tal senso, si differenziano dai primi emigrati italiani del secolo scorso che, come abbiamo visto erano spesso artigiani o lavoratori agricoli, capaci di cucito, esperti in calzoleria e di tecniche della costruzione, dotati di quel ‘saper fare’ che all’epoca costituiva un requisito fondamentale per inserirsi rapidamente nel tessuto produttivo svizzero. Una differenza che condiziona il modo di affrontare l’inserimento lavorativo: chi possiede esperienza pratica L’immigrazione continua
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