I Numeri UNO 2026

150 I numeri UNO - 2026 Chiesi un sabbatico. Tornai a Roma. E lì decisi di affrontare una sfida che sembrava quasi punitiva: un master in finanza. Fu un atto di umiltà. Tornare studentessa dopo anni di ruoli apicali. Sentirsi indietro, lenta, inadeguata. Ma anche un atto di fiducia: dimostrarmi che potevo ancora imparare. Mi laureai con il massimo dei voti, ma il vero risultato fu un altro: riconquistai me stessa. Capì che fermarsi non significa arretrare, ma ricalibrare la direzione. Il mio cuore, in fondo, era sempre rimasto ancorato alle mie esperienze in ambito umanitario. Quando si aprì la posizione di CIO del World Food Programme, sentii che quello era il posto giusto, nel momento giusto. Dal 2016 vissi cinque anni intensissimi. Tecnologia al servizio delle persone, innovazione come strumento di dignità, non come fine. Con David Beasley come CEO, il WFP crebbe, si trasformò, osò. Il Nobel per la Pace del 2020 che gli venne attribuito, non fu una celebrazione, ma anche il riconoscimento di un’idea: la tecnologia, se guidata da valori, può cambiare la vita delle persone. Fermarsi non è fallire Ad un certo punto, mi venne proposto di trasferirmi a Nairobi. Una decisione difficile, dopo anni che operavo avendo come base Roma. La pandemia arrivò come una sospensione brutale. Bloccata a Roma, lontana dai figli ormai adulti, con un matrimonio che si era dissolto, senza più viaggi, senza più campo. Io, che ho sempre avuto bisogno di vedere con i miei occhi, quindi di andare sul campo, di incontrare le persone, mi ritrovai, come tutti del resto, chiusa in casa, a guardare il mondo da uno schermo. Fu un momento di svuotamento profondo, di solitudine vera. E proprio lì, nel momento di massima fragilità, arrivò la telefonata del CERN. La pandemia: quando tutto si ferma, tranne il dolore

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