15 I numeri UNO - 2026 Dopo la laurea, vinsi una borsa di studio per un dottorato a Pisa. Ero restata nell’ambiente universitario come assistente. La traiettoria sembrava chiara: carriera accademica, pubblicazioni, ricerca. Eppure, iniziai a percepire una tensione. La disciplina era affascinante, ma la comunità era molto chiusa. Non in senso negativo, ma strutturalmente specialistica. Il dialogo era interno. La produzione era per addetti ai lavori. Io sentivo che ciò che avevo imparato aveva un valore più ampio. La glottologia non era solo studio del passato: era studio dei sistemi complessi. Era uno strumento per comprendere qualsiasi struttura evolutiva. La mia idea di università era pedagogica. Volevo insegnare matrici di pensiero, non solo produrre articoli. Volevo trasmettere schemi interpretativi. Mi dissi: sono ancora giovane, posso cambiare. Rinunciai alla borsa di studio. La crisi: oltre l’autoreferenzialità Mi trasferii a Milano e feci un MBA. Apparentemente una rottura radicale. In realtà, una traduzione. Non stavo abbandonando l’umanesimo. Lo stavo applicando a un sistema diverso: l’organizzazione, l’impresa, l’informazione economica. Entrai al Sole 24 Ore nella divisione New Media nei primi anni ’90. Era un’epoca pionieristica. Il web era agli inizi. In Italia quasi inesistente. Nel 1995 lanciai il primo prodotto digitale professionale a pagamento in Europa: un database online. Ma il seme di questa scelta era nato prima. Durante la mia tesi dovevo costruire un lessico su schedine cartacee. Migliaia di cartoncini, uno per parola. Ordinati alfabeticamente in scatole. Un giorno una scatola mi cadde. Le schede si dispersero sul pavimento. Ricordo perfettamente la sensazione: non era solo fastidio. Era la percezione dell’inadeguatezza del sistema. “It doesn’t fly.” Andai alla facoltà di ingegneria e proposi di costruire un database elettronico. Era il 1985-86. Un’idea quasi visionaria in ambito umanistico. Progettammo una struttura digitale. La mia tesi fu stampata da quel database. In seguito, anche la cattedra adottò strumenti simili. In quel momento avevo capito una cosa: l’informazione deve essere organizzata in modo combinatorio. Un database non è un archivio statico. È una matrice dinamica. Permette connessioni multiple, interrogazioni diverse, risposte personalizzate. Milano: la traduzione nel mondo del business
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