I Numeri UNO 2026

148 I numeri UNO - 2026 La proposta di andare a Penang arrivò in un momento apparentemente ordinario. Vivevamo a San Francisco, avevamo una vita piena, una famiglia da gestire, progetti concreti. Eppure, quella chiamata aveva qualcosa di diverso. Non era solo un colloquio. Era un invito a spostare l’asse della mia vita. Ricordo benissimo il viaggio per racarmi al colloquio: lungo, scomodo, solitario. Attraversare il Pacifico non è solo un fatto geografico, è un atto mentale. Durante quelle ore sospese pensavo soprattutto a una cosa: “Cosa ci faccio io lì?” Dentro di me si agitava un pensiero antico, persistente: non sei abbastanza. Non abbastanza tecnica, non abbastanza titolata, non abbastanza “giusta”. Per anni ho convissuto con questa voce, e per anni l’ho scambiata per realismo, quando invece era paura. La chiamata che non ti aspetti (e che non sai se meriti) Il colloquio andò bene, ma quando mi offrirono il lavoro, non provai l’euforia che ci si aspetta in questi casi. Provai un senso di responsabilità quasi schiacciante. Accettare significava cambiare tutto: la geografia, gli equilibri familiari, le certezze. Tornai a San Francisco e dissi a mio marito quella frase che, ancora oggi, considero una dichiarazione di identità: “ Che ne dici se invece di andare a est (che significava tornare a Roma), andassimo a ovest?.” Non era solo una direzione sulla mappa. Era la scelta di non tornare indietro, di non rifugiarsi nel già noto. Ci trasferimmo a Penang e iniziammo una vita nuova, fatta di adattamenti quotidiani, di differenze culturali, di una solitudine che all’inizio pesa e poi diventa spazio di riflessione e di crescita. Penang: il momento in cui la vita ti chiede conto delle tue scelte

RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ1NjI=