I Numeri UNO 2026

146 I numeri UNO - 2026 Fu così che, memore di quell’esperienza, presentai a Stanford un progetto proprio su questa transizione tra emergenza e sviluppo. L’idea piacque e ottenni una borsa di studio della Fondazione Reuters per sei mesi. Presi un periodo sabbatico, mi trasferii in California con tutta la famiglia e lì ritrovai energia, entusiasmo e visione, immersa nel clima vibrante della Silicon Valley dei primi anni 2000. Il rapporto con il mio capo al WFP era però diventato difficile, anche per dinamiche di gestione del potere e discriminazione di genere. Un giorno, leggendo The Economist, vidi un annuncio: cercavano il primo CIO di un grande partenariato globale di centri di ricerca agricola (CGIAR). Non mi sentivo all’altezza, ma grazie all’incoraggiamento del mio mentore decisi di provarci. Feci domanda, superai una prima intervista telefonica e poi fui invitata a un colloquio di persona a Penang, in Malaysia. Era l’inizio di una nuova fase, forse la più importante della mia carriera e della mia vita. Per molto tempo ho pensato che ci fosse qualcosa di sbagliato in me. Guardavo le carriere degli altri, ordinate, progressive, riconoscibili: confrontandole con la mia mi sembravano tutte più “sensate”. Io mi muovevo per strappi, per deviazioni improvvise, per scelte che dall’esterno potevano apparire incoerenti. Solo molto più tardi ho capito che quella che credevo instabilità era in realtà una traiettoria. Non una linea retta, ma una curva complessa, fatta di accelerazioni e frenate, di soste forzate e di slanci improvvisi. Una traiettoria profondamente umana. Stanford e la rinascita personale

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