145 I numeri UNO - 2026 Al WFP ero responsabile dei sistemi di comunicazione per le emergenze che si manifestavano fra Afghanistan, Kosovo, Siria e molte altre zone coinvolte in conflitti. Con ormai due figli piccoli, vivevo una vita frenetica, sempre in viaggio, con un carico di lavoro enorme, fisicamente ed emotivamente. Così arrivai a un punto di esaurimento tale che fui costretta a fermarmi. Ho sempre creduto nell’importanza della rete di relazioni, nella disponibilità a dare e chiedere aiuto. Quando mi trovai ormai completamente scarica, fu un mio ex capo e mentore a preoccuparsi per me e a suggerirmi di candidarmi a una fellowship a Stanford, dedicata ai “Digital Visionaries”. Durante le operazioni in Afghanistan, il WFP aveva ripristinato sistemi di comunicazione in un paese completamente distrutto. Mi resi conto però di una grandeopportunità che non veniva colta: si interveniva sull’emergenza, ma non si pensava mai a come rendere quelle infrastrutture utili alle popolazioni locali nel lungo periodo. All’epoca avevo proposto idee legate all’inclusione sociale e finanziaria, soprattutto per le donne, che vennero bocciate perché non rientravano nel mandato dell’organizzazione umanitaria. Le emergenze umanitarie e una vita al limite Al WFP ero responsabile dei sistemi di comunicazione per le emergenze che si manifestavano fra Afghanistan, Kosovo, Siria e molte altre zone coinvolte in conflitti
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