140 I numeri UNO - 2026 Sono nata e cresciuta a Tivoli, una città straordinaria, stratificata di storia, bellezza e memoria. Crescere all’ombra di Villa Adriana, delle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, significa convivere fin da piccoli con un’idea di tempo lungo, di civiltà, di profondità. La mia infanzia è stata segnata dalla natura. Vivevo in una casa costruita da mio nonno, letteralmente attaccata al Monte Catillo, oggi un parco naturale. Da bambina passavo ore a camminare in montagna, a osservare, a stare da sola. La natura non era un hobby: era uno spazio di formazione, di silenzio, di ascolto. Ho frequentato il liceo classico, secondo tradizione familiare. A Tivoli, all’epoca, le opzioni erano poche: classico, scientifico o scuole professionali. Il classico era considerato l’Olimpo, anche topograficamente piazzato in alto sulla collina: severo, elitario, faticosissimo. Chi non reggeva “scendeva” allo scientifico che si trovava giù in basso. Era una gerarchia non scritta, ma molto presente. È stato un liceo durissimo, ma mi ha dato strumenti fondamentali: il pensiero critico, la capacità di analizzare, di tenere insieme complessità diverse. Finito il liceo, però, non avevo la minima idea di cosa volessi fare. Tivoli: crescere all’ombra della storia e della montagna Una cosa però la sapevo: Tivoli mi stava stretta. Sentivo il bisogno fisico di uscire, di vedere altro, di imparare le lingue, di confrontarmi con il mondo. Avevo una fame enorme di nuovi orizzonti. Ero ossessiva e metodica: andavo al cinema a Roma per vedere film in lingua originale, prendevo appunti, studiavo. Volevo uscire dalla gabbia mentale del paese. Appena finito il liceo, appena maggiorenne, presi un aereo e andai a Londra. Lavoravo in un negozio e imparavo l’inglese sul campo. Tornata in Italia, mi iscrissi a una scuola per interpreti e traduttori, e contemporaneamente trovai lavoro come guida naturalistica al Parco Nazionale d’Abruzzo. Studiavo durante la settimana e nei weekend accompagnavo le persone lungo sentieri, spiegavo la flora e la fauna. La natura restava il mio centro di gravità. Il bisogno di uscire, di respirare, di imparare
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