I Numeri UNO 2026

130 I numeri UNO - 2026 Arrivo a Locarno, come collaboratore, all’inizio della direzione di Frédéric Maire. Parlo tedesco, persino il ‘famigerato’ zurighese, e questo dettaglio diventa decisivo. Per me Locarno non era un posto qualunque. Ci ero stato una sola volta e mi aveva intimidito profondamente: lo ritenevo il festival dei cinefili “duri e puri”, di quelli che fanno di Locarno una scelta identitaria, spesso alternativa a Venezia. Nonostante la mia arroganza, dubitavo di avere davvero i “numeri” per stare in mezzo a quella gente, a quel mondo che percepivo come chiuso, compatto, quasi inaccessibile. Il momento più teso per me era il passaggio davanti al Kursaal, attraversare la folla che entrava e usciva dalle proiezioni: lì parlavano tutti come se appartenessero a un mondo che non sentivo mio. Questa sensazione di estraneità mi agitava profondamente. L’approdo a Locarno fra attrazione e timore Dopo, fatta salva una breve parentesi in una casa di distribuzione di Home-video, la mia carriera si costruisce attraverso una costellazione di collaborazioni con i festival del film: a Torino (il primo vero lavoro), il Festival dei Popoli, a Nyon (dove resto quasi dieci anni, sempre con contratti legati alle singole edizioni), Visions du Réel, e a Roma, La Festa del Cinema. Non sono mai stato assunto in pianta stabile: ogni edizione definiva un accordo temporaneo. Ma è proprio questa continuità intermittente che mi permette di conoscere i festival dall’interno e dall’esterno, di intrecciare relazioni, di capire i meccanismi profondi. In parallelo, dal 2015 fino alla pandemia, c’è anche l’esperienza, importantissima, molto ricca e coinvolgente di Delegato Generale della Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Una carriera fatta di festival e relazioni

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