I Numeri UNO 2026

122 I numeri UNO - 2026 A Mondragone la mia vita cambiò radicalmente, catapultato in un mondo completamente diverso da quello che avevo conosciuto in Svizzera: strade più strette, rumori continui, profumi intensi di cibo e mare, e soprattutto relazioni sociali immediate e invasive rispetto alla riservatezza svizzera. In questo contesto, i libri e il cinema diventarono rifugi indispensabili. Non cercavo di inserirmi subito, preferivo ritirarmi nel mio mondo interiore, dove l’immaginazione e la conoscenza potevano crescere senza interferenze. La biblioteca di mio padre, che avevo scoperto e frequentato sin da bambino, era diventata la mia guida: tra Dostoyevsky, Buzzati, Moravia (La disubbidienza, La vita interiore…), Thomas Mann (Morte a Venezia, ovviamente) e Piero Chiara, trovavo punti di riferimento per orientarmi in una realtà nuova e spesso disorientante. Parallelamente, il cinema, fino ad allora relegato alle estati in Campania o ai pomeriggi tra amici, diventò una costante totalizzante. Film polizieschi, storie d’avventura, drammi storici: tutto contribuiva a costruire la mia percezione del reale, filtrata attraverso una lente di curiosità e immaginazione. Mio padre, con il suo rigore intellettuale, considerava il cinema, tranne pochissime eccezioni, una mera forma di intrattenimento, non cultura vera. Non comprendeva la profondità di questa mia necessità. Io invece vi trovavo una valvola di libertà: mondi di carta e di immagini in cui crescere, sognare e imparare a leggere la realtà da prospettive diverse. Questa tensione tra cultura alta e cultura popolare ha definito il mio approccio alla vita: la capacità di muovermi tra rigore e immaginazione, tra disciplina e creatività. Mondragone, il mare e la nuova scuola Crescere tra Svizzera e Italia significava vivere una identità transnazionale complessa. In Svizzera ero “italiano”, un figlio di emigrati tra altri bambini figli di immigrati. In Italia ero “svizzero”, uno che portava con sé abitudini, linguaggio e comportamenti diversi. Ogni contesto richiedeva un adattamento, un’osservazione costante degli altri, una mediazione tra culture, valori e aspettative. Questa duplice appartenenza non era facile: percepivo le differenze sociali, le distanze culturali, e la difficoltà di essere davvero accettato come uno del posto. Allo stesso tempo, questa condizione mi permetteva di sviluppare una sensibilità particolare, un modo di osservare il mondo dall’esterno, di interpretarlo con occhio critico e curioso. Il cinema, i libri, i fumetti e la musica erano strumenti per creare un’identità solida, anche quando quella reale appariva incerta o frammentata. Identità tra due mondi

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