112 I numeri UNO - 2026 Il post-dottorato l’ho fatto bene, con grande indipendenza. In quegli anni ho avuto due figli. Ricordo ancora il mio articolo più importante: presentato il 31 gennaio, con le contrazioni pre-parto in laboratorio. Mio figlio è nato il 3 febbraio. Non era eroismo: era necessità, era determinazione. Quando ho iniziato ad applicare per posizioni da professoressa, il problema della “raccomandazione” è emerso chiaramente. Le credenziali contano moltissimo, e nel mio caso c’era un conflitto di interessi evidente. Nessuno sapeva quanto fossi davvero autonoma. Il dubbio era sempre lì: quanto è brava lei, e quanto è aiutata da lui? In più, per non sovrappormi scientificamente a mio marito, ho dovuto reinventare completamente la mia ricerca. Ho fatto periodi di visita in tre laboratori diversi: due negli Stati Uniti e uno in Olanda. Ho imparato tecniche nuove in pochi mesi, sufficienti per costruire un progetto totalmente autonomo. Post-dottorato, maternità e determinazione Il mio laboratorio è nato così: facendo cose che non avevo mai fatto prima. Sono andata in Olanda per imparare a lavorare con gli organoidi, due mesi intensivi. Non ci avevo mai lavorato prima, eppure il mio laboratorio poi si è specializzato su quello. Poi sono andata vicino a Washington, in un laboratorio che di lì a tre mesi avrebbe vinto il Nobel, per la light sheet imaging. Lì ho imparato a costruire microscopi, cosa che non avevo mai fatto nel post-dottorato. Ho programmato e dato forma al mio laboratorio costruendo microscopi per organoidi: due enormi salti fuori dalla mia zona di comfort. Nel frattempo, avevo due figli piccoli, pochissima mobilità geografica, nessuna libertà di decidere per esempio di “andare in America” come facevano molti colleghi. Questo mi ha penalizzata moltissimo nelle negoziazioni ogni qualvolta applicavo per un posto. Le istituzioni lo sapevano: ero ancorata lì, e quindi mi offrivano poco sia in termini di opportunità che di remunerazione. Vista la mia condizione famigliare: “Tanto rimane”, pensavano. Uscire dalla zona di comfort, ancora e ancora
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