I Numeri UNO 2026

104 I numeri UNO - 2026 Pedalando da un laboratorio all’altro allargando la mia zona di comfort Mi sento romana. Non è una definizione anagrafica, è qualcosa di più profondo, quasi viscerale. Quando mi chiedono se sono “romana de Roma” o semplicemente romana, la mia risposta è chiara: “romana de Roma”, anche se la mia storia personale sembra smentirlo. Per quattro anni ho avuto persino l’abbonamento alla Lazio, andavo allo stadio con gli zii la domenica. Poi ho smesso, perché politicamente ero molto lontana da quell’ambiente e questo mi ha creato non poche difficoltà. Ma quell’esperienza resta parte di me, come resta l’idea che Roma, prima ancora di essere un luogo, sia sempre stata la mia casa emotiva. Sono però nata a Bruxelles. Questa dualità mi accompagna da sempre: un’identità fortissima legata a un luogo in cui non ho vissuto fino alla maggiore età, e un’infanzia trascorsa all’estero che, paradossalmente, ha rafforzato il mio senso di italianità. Sono nata a Bruxelles perché i miei genitori lavoravano nelle istituzioni europee: mio padre alla Commissione Europea, mia madre al Parlamento Europeo. Per questo ho passato i primi diciassette anni della mia vita tra Bruxelles e Lussemburgo, muovendomi all’interno di un contesto fortemente internazionale, stabile e protetto. Ho frequentato la Scuola Europea, un ambiente particolare, quasi una piccola Europa in miniatura. Ho iniziato a Bruxelles, poi ho fatto le scuole elementari a Lussemburgo e infine sono tornata a Bruxelles per le scuole superiori, nella sezione italiana. Studiavo in italiano: matematica, fisica, chimica, tutto. Solo storia e geografia erano insegnate nella seconda lingua, che nel mio caso era l’inglese. Un’infanzia europea

RkJQdWJsaXNoZXIy MjQ1NjI=